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Cenni storici

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Le origini di Palosco, situato nella Bassa Bergamasca presso il fiume Oglio a 157 S.l.m e a 20 Km da Bergamo, affondano nel periodo dell’antica Roma e forse anche in precedenza. Per la prima volta Palosco è citato in un documento dell’856: si tratta di un atto di donazione. Una seconda volta nel 959 in un atto di permuta fra il vescovo di Bergamo e il conte Attone di Lecco il quale già possedeva una quantità di fondi a Palosco e con questo atto diventava padrone del paese. A Palosco soggiornò il celebre Enrico IV, l’imnperatore scomunicato che poi andò a Canossa per chiedere, in ginocchio e in abiti da penitente, il perdono da parte del pontefice Gregorio VII. Nel castello di Palosco, Enrico IV fu ospitato nel novembre del 1081, appena tornato dall’assedio di Roma. La proprietà del paese passò a Bartolomeo Colleoni nel XV secolo che fece costruire la roggia che parte da Villa di Serio e quindi scende a Scanzo, Albano, Montello e quindi cavernago, Calcinate, Mornico e Palosco. Fu una realizzazione importante perché consentì l’irrigazione dei campi, ma anche la nascita di magli, segherie e molini che utilizzavano la forza motrice dell’acqua.

  Ponte
  Ponte
  Caseggiato
  Caseggiato

Proprio per la gestione delle acque del canale detto “vaso Malago” di Palosco ha originato il consorzio omonimo di cui vi è traccia nell’archivio comunale con i libri delle delibere di amministrazione degli associati al consorzio e dei terreni bagnati dal canale con atti in copia dal XVI secolo. La sorgente Malago ed i fontanili sono oggi considerati aree di notevole rilevanza naturale. Un’altra attività economica, oltre alla cerealicoltura, era l’estrazione e il trasporto di terra pascolata dalle pecore, utilie alla produzione del salnitro, antico elemento della polvere da sparo.

Nel 1156, siricorda la terribile battaglia di Grumore, quando i Bresciani sconfissero i Bergamaschi e il castello di Palosco venne distrutto. Dopo altre scaramucce e alterne vicende nel 1237 il paese fu recuperato dalla nostra città. I ruderi dell’antico castello si osservano ancora in minima parte nell’edificio che per tanti anni ha ospitato le scuole.

Nel 1630, quandò arrivò la terribile peste di cui narra Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, Palosco si Salvò. Nel senso che ebbe un numero di morti veramente piccolo rispetto a quanto accadde nei paesi attorno. Si consideri che a Calcinate ci furono 484 decessi, a Mornico 138, a cividate 76. A Palosco morirono a causa della peste in quel terribile anno soltanto 16 persone. Fu a ricordo dello scampato pericolo che nel 1632 venne eretto il cippo che si trova in riva alla roggia Sale sulla via per Pontoglio. Vi si può leggere la frase “Per passionem tuam ab omni malo libera nos Domine”. Perché Palosco venne risparmiata è difficile dire. Certamente contribuì il fatto di essere abbastanza defilata rispetto alle più importanti vie di comunicazione, di odo che il contagio restò limitato.

Paesaggio innevato
Paesaggio innevato



Da rilevare gli avanzi del castello, la chiesa parrocchiale di S.Lorenzo del XVII sec., la chiesetta di S.Maria a Torre Passere, rinnovata nel 1797 con accanto il “Cenotafio dei Terzi”. Tra le ville da menzionare quella Regazzoni Ceresoli (sec. XVIII) con pianta ad U e giardino; la villa Gallinetti (sec XVIII) e il tipico borgo agricolo con architettura medievale di Torre Passere. La Cascina Roggia Sale con la caratteristica rustica ed ampia corte centrale. Numerose le chiese del comune: la chiesa parrocchiale di S.Lorenzo ampliata nel 1763 e agli inizi del XX secolo, con dipinti di G.B.Moroni, F.Richino, G.P.Cavagna, intarsi lignei di G.B.Caniana e marmorei di A.Calegari; la chiesetta di S.Pietro, 1435, restaurata nel 1902, con affreschi del XVI sec.; la chiesa ex santuario di S.Maria Elisabette, sec XVII, ristrutturata nel 1797; la chiesetta di S.Fermo; a chiesetta della Natività di S.Maria in Treschera; la chiesatte si S.Maria Annuciata di Bettolino; la chiesetta della Visitazione.

Tra i personaggi di Palosco l’umanista Mario Publio Fontana (1548-1609), il marchese Giuseppe Terzi (morto nel 1819) e il pittore Luigi Brignoli (1881-1952).


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